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La Vita Vince Sempre

La Vita Vince Sempre: Un Messaggio di Rinascita

In questi giorni, come sapete, ho attraversato un dolore immenso con la perdita di mia mamma ma ho anche scoperto una forza interiore che non credevo di possedere.

Oggi voglio condividere con voi un messaggio di speranza e rinascita, simboleggiato dal bucaneve, che fiorisce anche nei luoghi più freddi e difficili.

La natura ci insegna che, dopo ogni inverno, arriva sempre una nuova primavera.

Attraverso la fotografia naturalistica e le immersioni in foresta, vi invito a condividere con me questo percorso, scoprendo insieme la bellezza della natura e la forza della vita, nella speranza di essere di supporto per chiunque lo desideri.

La bellezza nascosta dei funghi

Ogni autunno, quando le piogge iniziano a carezzare la terra e l’umidità si insinua nei boschi, qualcosa di straordinario accade: in silenzio, tra foglie cadute e legno in decomposizione, spuntano forme delicate e misteriose. Sono i funghi, testimoni silenziosi della vita che ciclicamente si rinnova. Eppure — quanti di noi si fermano davvero ad ammirarli?

I funghi portano con sé una dimensione simbolica: sono imprevisti, effimeri, enigmatici. Nascono, vivono e scompaiono con la rapidità della pioggia. In letteratura e nelle poesie, sono spesso paragoni, metafore: emergere dall’ombra, trasformare il decaduto, essere portatori di segreto. Ci sono anche alcune citazioni evocative che li citano… 

Questa dimensione poetica richiama l’attenzione su quanto spesso tendiamo a ignorare ciò che è minuto, nascosto, sorprendente.

Il prossimo bosco che percorrerai, rallenta. Osserva il tappeto di foglie, alza gli occhi (o forse abbassali) e cerca piccoli ombrelli, spirali, cupole silenziose. Tocca (senza cogliere), ascolta la quiete del muschio, scopri il dettaglio di un gambo, la trama di un cappello.

In quel momento, potrai afferrare quello che non si rivela subito: che la bellezza non è solo ciò che cattura lo sguardo, ma ciò che invita lo stupore.

Adoro questi luoghi

Dopo un lungo periodo di assenza, finalmente torno a respirare i luoghi che amo.
È stato un momento complicato, con poco tempo da dedicare a me stessa e alla fotografia — quella fatta per il puro piacere di osservare, cercare, aspettare.

Ora sono di nuovo qui, a rincorrere la luce dorata del tramonto, a cercare quelle piccole creature che da sempre mi affascinano. È in questi istanti che riscopro il senso profondo del fotografare: uno sguardo lento, attento, in sintonia con la natura.

Purtroppo, non sempre la compagnia è in linea con questa visione: c’è chi si definisce amante della natura, ma la attraversa con musica a tutto volume, disturbando la quiete e gli equilibri di chi la abita.

Per fortuna, arriva sempre il momento in cui torno sola. E con il silenzio, ritorna anche la pace.

Volevo  in realtà solo dire che… adoro questi luoghi! 🌿🕷️
E adoro anche i piccoli abitanti che li rendono vivi, persino quelli che possono risultare non proprio simpatici a molte persone (per me invece è impossibile non restare incantati davanti alla perfezione del loro mondo).


Un po’ meno entusiasmo per le zanzare 🤣Nonostante i repellenti, hanno deciso di approfittarne per un bel prelievo gratuito… un vero e proprio salasso!🦟🩸


Ma alla fine? Ne vale sempre la pena.
Perché certi luoghi sanno ripagarti… con meraviglia.🥰

Toccata e fuga

Con i suoi colori, lo sbocciare dei fiori e le belle giornate di sole, la primavera segna la bellezza della vita nel suo massimo splendore.

Purtroppo a volte devo “lottare col tempo”, come d’altra parte fa ognuno di noi in questa frenetica società, dove il tempo non basta mai…

Per fortuna lo sguardo che ricerca e ama la bellezza riesce spesso a trovare un piccolo fiore nel punto giusto, con lo sfondo giusto e bastano davvero pochi attimi per “rubare” una fotografia e per rigenerarsi un po’ . 

E sono certa che le  fioriture che tanto amo mi aspetteranno qualche giorno, quando avrò più tempo da dedicar loro. E’ un momento di profondo piacere anche solo osservare quanta bellezza ci circonda. 

Spider ART

Amo catturare nei miei scatti,
quei piccoli tessitori di vetro,
che danzano tra ombre e luci,
mostrando il loro regno silenzioso.
Nell’arte che tanti temono,
scopro la bellezza e l’incanto,
un brivido che sa di meraviglia,
trasformando il terrore in poesia.


E così, ogni ragno diventa
un segreto da svelare,
un emblema di vita,
nella tela che io stessa creo.

Poesia a parte, davvero amo fotografare i ragni perché in quegli istanti catturo la bellezza di creature delicate e spesso incomprese, trasformando il loro fascino enigmatico in un’arte visiva.

Ogni scatto diventa un atto d’amore, un modo per rivelare il loro mondo misterioso e affascinante.

Quando la meraviglia si impossessa di chi li osserva, lasciando da parte la paura, sento nel cuore una gioia profonda, come se avessi svelato un segreto prezioso, il riconoscimento di un legame invisibile tra esseri così diversi, noi e loro: pura meraviglia. 🕷❤️

Feronia

Le festività precristiane suscitano in me una profonda curiosità!

Ad esempio, oggi a Roma, si rendeva omaggio a Feronia, la divinità che protegge boschi e sorgenti, una guardiana che danza con le ombre e le creature selvatiche (diversa da Diana che era considerata più indomabile e ferina).
“Feronia” deriva dal latino “ferus”, traducibile come “selvaggio”, “non coltivato”, “libero”. Dalla medesima radice proviene la parola “fiera”, intesa come bestia selvaggia.

Primordiale Madre Natura degli antichi Romani, Feronia era anche associata a tutto ciò che emergeva spontaneamente dal sottosuolo, senza intervento umano, perciò rappresentata come dea della fertilità indomita e delle sorgenti.
Questo legame con le profondità la collegava all’inverno ormai vicino e alle divinità dell’aldilà. Anche per questo motivo, la sua celebrazione avveniva a novembre, mese legato ai riti funebri.
In questo periodo, la Natura si prepara a riposare, ma sotto la morsa del freddo la vita continua a prosperare. Le riserve per l’inverno, raccolte dagli antichi in questa stagione, erano fondamentali e associate soprattutto alla caccia. La prosperità degli animali nei boschi dipendeva da Feronia: rendere omaggio a questa dea era dunque cruciale per la sopravvivenza.

Feronia era quindi una divinità che proteggeva la natura ma era anche la dea della fecondità, anche dei dei campi. I contadini infatti ogni 13 novembre offrivano una parte del loro raccolto a Feronia, affinché poi il raccolto successivo potesse essere altrettanto rigoglioso.

Essendo una divinità pre-romana, Feronia richiama l’immagine di una sciamana, una figura mistica e primordiale, benevola verso coloro che vivevano nel suo regno.
Portava ordine nel disordine e generava la vita; le sue conoscenze restavano inaccessibili agli uomini “civili”, ma non per coloro che osavano avvicinarsi a lei.

Riflettendo, la natura selvaggia si trova nelle profondità di ciascuno di noi, inibita dall’egocentrismo e dalla illusoria sensazione di superiorità umana.
Feronia rappresentava un collegamento tra l’incolto, il selvaggio e quello che è coltivato: è un collegamento tra due sfere, naturale e civile, che dovrebbero coesistere in armonia, senza escludersi. È una dea mediatrice che favorisce il dialogo fra la selva e la città, fra il mondo manifestato e l’aldilà, fra invisibile e visibile, con una funzione sciamanica di passaggio fra i mondi. 

Armonia: la dea era proprio portatrice dell’armonia, sia nella natura che negli uomini. Era considerata una divinità che liberava i devoti da uno stato di vuoto e di prigionia e che li conduceva poi alla felicità. Era la dea della rinascita ed era particolarmente amata dagli schiavi. Ogni 13 novembre nei templi di Feronia avveniva una cerimonia che liberava gli schiavi dal loro stato di prigionia e che li rendeva liberi.

Feronia era dopotutto una dea libera come la natura e non poteva permettere che i propri devoti fossero degli schiavi.

L’animale sacro di Feronia era il Picchio, simbolo del fuoco e della forza creativa in molte culture indoeuropee. L’elemento fuoco, distruttivo e generativo, riflette l’idea di una foresta che utilizza il fuoco per liberarsi di piante morte e rinnovarsi. Molte specie infatti necessitano degli incendi per disperdere i loro semi nella cenere fertile.
Torna, quindi, il legame tra il regno dei defunti e quello dei vivi attraverso Feronia, dea del “sole nascente” che attende sottoterra prima di rivelarsi in un nuovo giorno, in armonia con il Creato.

Naturalmente fu demonizzata dalla chiesa, i suoi templi distrutti e le sue statue fatte a pezzi. Il suo culto era celebrato in particolare nell’area del Lazio e a Capena, dove si trovavano templi dedicati a lei, e le sue festività includevano rituali di offerta per garantire buone raccolte e salute.

Anche noi abbiamo bisogno di trasformazione e rinnovamento, come fiori che sbocciano dopo l’inverno. È nella profondità della nostra anima che si sviluppa la metamorfosi più intima, dove il nostro antico “Io” ha bisogno di dissolversi per lasciar spazio a un nuovo cammino, luminoso e ricco di cambiamenti.
In questo delicato periodo nel quale viviamo, è tempo di volgere lo sguardo verso la Madre Natura, riconoscendo che non siamo solo suoi discendenti, ma anche custodi delle sue meraviglie.
E allora che Feronia, la dea della rinascita e della crescita, illumini sempre il nostro sentiero, guidandoci verso scelte di amore e rispetto per la Terra.

Nessuno è perfetto!

Nessuno è perfetto!
Nemmeno questo funghetto…

A questo ho pensato facendo questa foto. Spesso quando fotografo, penso e rifletto molto…
La fotografia dal mio punto di vista non è solo trasmettere la bellezza che ci circonda, è anche comunicare: stati d’animo, idee, riflessioni…
Troppo spesso si vedono foto splendide, accattivanti, che ci lasciano senza fiato da quanto sono meravigliose, impeccabili da un punto di vista tecnico/estetico ma che poi… tendiamo a dimenticare perchè ci hanno solo fatto vedere la bellezza e magari proprio la perfezione dello scatto.

Mentre scattavo, stavo proprio riflettendo sul fatto che il perfezionismo per assurdo può ostacolare la nostra crescita.

Senza cadute, perdiamo la bellezza e i colori della vita.

Non serve essere perfetti per tutti; è importante invece essere speciali per qualcuno, accettando le nostre imperfezioni.

Magari il segreto è proprio questo: liberarsi dal bisogno di perfezione per scoprire la vera bellezza della vita!🥰

Foiarola


Quando l’autunno abbraccia il Carso, i colori dello Scotano si trasformano in un’opera d’arte che danza tra il rosso, l’arancione e il giallo offrendoci un’esperienza visiva incantevole.

Per un attimo, ci lasciamo avvolgere da questa tavolozza, dimenticando che, al di sotto, si cela un altopiano roccioso calcareo, le cui rocce dure e bianche raccontano storie di tempi antichi.

Eppure, è proprio nel contrasto tra la tenacia di quelle rocce carbonatiche e la grazia del foliage della “foiarola” che si svela un’affascinante bellezza, un semplice scorcio di Carso che ci invita a fermarci, a respirare e a meravigliarci.

Al prossimo anno

 

Amati… odiati… temuti…

Come avviene frequentemente in natura, esiste una notevole differenza morfologica tra i membri della stessa specie ma di sesso diverso.

Amati… odiati… temuti…

Più bello il maschietto o la femminuccia?
Sempre la femmina!!! 🤣
Non c’è ombra di dubbio!!!
 
Come riconoscerli? 
 
Le femmine adulte possono raggiungere i 2 cm di corpo (5 cm con le zampe distese) e sono nettamente più grandi dei maschi, che non superano invece i 7-8 mm di corpo. I maschi adulti (quello più piccolo nella foto e in basso a destra) presentano un addome più affusolato e sono privi della colorazione ad alto contrasto tipica delle femmine, mantenendo una livrea meno vistosa, simile a quella bianco-gialla-marrone degli esemplari giovani.
 
#cristianadamiano
 
Come accade spesso in natura, c’è una sostanziale differenza morfologica fra individui appartenenti alla medesima specie ma di sesso differente.
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