C’è un silenzio qui che non appartiene al tempo.
Avvolge ogni cosa, la sfuma, la rende lieve fino a farla quasi scomparire.

L’albero, poco prima nascosto, ora emerge dalla nebbia come un pensiero antico, fragile eppure saldo, radicato in un luogo che non è più solo terra.

Sotto di lui, l’acqua trattiene il suo segreto:
lo accoglie, lo duplica, lo trasforma in un’eco perfetta.

Quasi non si sa più dove finisce la realtà e dove inizia il suo riflesso. 

Due forme si cercano, si sfiorano, si completano in una simmetria che non è solo visione, ma respiro condiviso.

È un equilibrio sottile, quasi irreale, dove ogni linea sembra dissolversi per poi rinascere più profonda.
E nella quiete sospesa della nebbia, l’albero non è più solo presenza:
diventa dialogo, tra ciò che siamo e ciò che, silenziosamente, riflettiamo. 

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