Salvo Orlando

La Sicilia è un fazzoletto di terra dalle infinite sfumature.

Abbiamo intervistato SALVO ORLANDO, membro di Nature First, pluripremiato fotografo naturalista, autore di innumerevoli pubblicazioni: gli abbiamo chiesto di parlarci di lui e della sua fotografia.

C’è sempre molta curiosità ed interesse sulla storia di un grande fotografo, dalle sue esperienze a tutto ciò che ha contribuito a farne ciò che è.  Raccontaci di te…Com’è nata la tua passione per la fotografia naturalistica?

Vivere vicino un vulcano come l’Etna ha sicuramente influito sul mio modo di vedere il mondo e le bellezze naturali. Sono sempre stato affascinato dalla Natura, ogni volta che mi trovo al suo cospetto, dentro un bosco o sulla cima di una montagna sento come tutto sia magicamente interconnesso, tutto esiste in una delicata simbiosi perfettamente in equilibrio. La fotografia in natura mi ha dato la possibilità di condividere quello che sento e mi ha permesso di portare l’osservatore ad andare oltre l’immagine. Quando fotografo lo faccio con l’intento di trasportare le persone nelle atmosfere, nei colori e nei profumi dei luoghi che osservo. Riuscire in questo è una sfida che oggi sembra diventare ancora più difficile, vedo tanta spettacolarizzazione nella fotografia, specie in quella di paesaggio, sembra divenuto più importante l’apparire che l’essere.

Parossismo e ricaduta di ceneri

I PRINCIPI DI NATURE FIRST

1-Dai la priorità al benessere della natura rispetto alla fotografia.
2-Informati sui luoghi che vai a fotografare.
3-Rifletti sul possibile impatto delle tue azioni.
4-Usa discrezione se condividi i luoghi fotografati.
5-Conosci e segui le regole e i regolamenti.
6-Segui sempre i principi di Leave No Trace e sforzati di lasciare i luoghi visitati meglio di come li hai trovati.
7-Promuovi attivamente ed educa gli altri su questi principi.

Cosa pensi dei Principi di Nature First e come si applicano alla tua fotografia?

Da tanto tempo, prima ancora di conoscere Nature First, ne ho praticamente condiviso i principi e sotto ogni foto che pubblico scrivo una frase da tenere in considerazione sempre: “Fa che la natura non si accorga del tuo passaggio, lascia i luoghi che fotografi come li hai trovati”. Oggi, soprattutto per molti fotografi naturalisti alle prime armi, l’importante non è comunicare ma stupire a discapito del rispetto dell’ambiente che si va a fotografare. Ad esempio trovo terribilmente stupido quando vedo comportamenti che disturbano gli animali o quando vedo fotografi farsi largo fra la vegetazione, calpestando e spezzando rami solo per fare l’inquadratura perfetta, a volte bisogna saper rinunciare alla fotografia, bisogna capire qual è il limite per una fotografia eticamente corretta. Esiste davvero la necessità di stupire? È davvero così importante portare a casa uno scatto tecnicamente perfetto? Forse nel mondo dei social funziona più la foto ad effetto, ma spesso oltre a non essere una fotografia rispettosa della natura è qualcosa di fine a se stessa. Quando porto qualche amico a fotografare cerco di trasmettergli l’amore per tutto l’ambiente e  gli esseri viventi che lo abitano, cerco di fargli capire che ogni piccolo granello di vita si trova esattamente nel posto giusto al momento giusto, la fotografia deve rispettare questo modo di vedere le cose e se possibile esaltarlo, ma mai deve disturbarne o cambiarne lo stato. La natura tutta si basa su equilibri precari che hanno impiegato milioni di anni a formarsi, un nostro atteggiamento sbagliato può far crollare questi equilibri e purtroppo negli ultimi tempi questo avviene fin troppo spesso. 

Cratere di Sud Est, fontane di lava

Uno dei principi di Nature First suggerisce di istruirsi sempre sui luoghi che si vanno a fotografare, come lo fai tu? Hai dei suggerimenti da dare?

Andare sui luoghi con gente esperta che conosce l’ambiente in cui ci si muove, magari iniziare con delle guide e documentarsi sulle specie e sui luoghi. La natura ha bisogno di silenzio, la nostra presenza può nella maggior parte dei casi diventare un disturbo per la fauna, a mio avviso vale sempre il principio che dobbiamo far di tutto per evitare che la natura si accorga del nostro passaggio. Ad esempio quando ci si sposta lungo i sentieri è importante prestare attenzione a come ci si muove evitando di fare inutili rumori. Anche attraversare la vegetazione richiede attenzione, è importante non calpestare le piante e rimanere il più possibile sui sentieri per evitare l’erosione di tutta quella flora che costituisce l’ecosistema del suolo (praterie, piante pioniere, orchidee selvatiche etc.). Un’altra cosa che non sopporto è vedere persone che lasciano spazzatura in giro, oltre ad essere un potenziale pericolo per gli animali che provano a cibarsene diventa un problema ambientale, ormai tutti dovrebbero sapere quanto tempo impiega ad esempio un incarto di plastica a degradarsi nell’ambiente o quanto pericolosi possono essere alcune sostanze chimiche contenute in oggetti di uso quotidiano.

Betula Aetnensis, endemismo del Parco dell'Etna
Monte Frumento all'alba

Ti è mai successo di vedere comportamenti scorretti sul campo da parte di altri fotografi o anche da parte di turisti?

Capita sia con i turisti che spesso non sono abituati ad approcciarsi agli ambienti naturali sia con i fotografi “naturalisti” che in teoria dovrebbero avere un minimo di conoscenza in più, la cosa imbarazzante e che a volte risulta pure difficile essere presi sul serio quando si prova a spiegare perché certi comportamenti andrebbero evitati. Credo che sia anche un problema culturale per alcuni, una volta mi è capitato un tizio che aveva appena sradicato un piccolo pino e lo aveva caricato in macchina, inutile cercare di farlo ragionare.

Hai qualche esperienza particolarmente emozionante che hai vissuto fotografando e che vorresti raccontarci?

Le esperienze più forti emotivamente le ho vissute quando sono riuscito ad avvicinarmi alle colate laviche durante l’eruzione. L’Etna in questi anni mi ha regalato diversi momenti memorabili e credo sinceramente di aver immortalato solo una piccola parte di questi istanti, la maggior parte di quelle sensazioni hanno un posto nel mio cuore e una fotografia nella mia mente. 

Vedere da vicino un’eruzione su un vulcano così grande ti fa vedere le cose con una prospettiva diversa, ogni frammento di lava, ogni lapillo emesso durante un’eruzione è qualcosa di appena nato, rocce appena partorite da madre natura. 

Fronte lavico sulla neve

Tutto il materiale che viene emesso durante un’eruzione è materiale che trasforma e plasma l’ambiente in modo sempre nuovo ed è affascinate poter assistere a queste evoluzioni i tempi umani e non geologici.

Ceneri vulcaniche dal Cratere di Sud Est al tramonto

Pensi che tramite la fotografia naturalistica possiamo anche noi fotografi in qualche modo sostenere e promuovere la protezione della natura? 

Forse.
La fotografia ha il potenziale e la forza per colpire l’anima delle persone, ma non tutti sono disposti a voler vedere oltre l’immagine rappresentata. Ci sono immagini molto comunicative, mi viene in mente la foto spettacolare di Jasper Doest che ha vinto l’ultimo GDT, queste sono senz’altro immagini che possono colpire anche le persone meno sensibili e possono dare una mano per sostenere la protezione della natura. Poi ci sono immagini che vanno lette ed interiorizzate più lentamente come con la fotografia di paesaggio.

Arcobaleno su fioriture di ginestra

Fotografia naturalistica e turismo fotografico: che opinione hai?

Per certi versi pessima, non tutti i fotografi che possono fare da guida in un ambiente naturale, quando si sommano fotografi poco naturalisti e turismo poco informato il risultato è certamente negativo. Ovviamente ci sono anche bravi fotografi che organizzano workshop dove la fotografia viene messe in secondo piano rispetto all’attenzione per la natura.

Frattura con scorrimento lavico

Fotografia e Social media: cosa ne pensi?

Non demonizzo i social network, oggi possono anche essere un modo per diffondere idee, per condividere pensieri e la fotografia credo stia vivendo un momento di diffusione come non è mai successo nella sua storia. Il problema dei social media è che ti trovi in un mare infinito e disordinato in modo sconcertante di immagini perlopiù inutili. Possiamo certamente trovare argomenti fotografici interessanti, ma spesso non raggiungono la considerazione che meriterebbero perché è come se fossero soffocati dalle urla di tutto quello che il network ci propina continuamente. Così purtroppo argomenti importanti per la natura che la fotografia potrebbe promuovere passano in secondo piano, i social media sono piuttosto governati dalla politica, dall’economia e da incredibili stupidaggini. 

Colata lavica dal cratere di Sud Est

Nel tuo percorso fotografico hai avuto l’occasione di sviluppare e seguire dei progetti, ce ne vuoi parlare?

Il mio percorso fotografico è un progetto senza fine, ho diverse volte iniziato la realizzazione di un libro, ma aldilà del poco tempo disponibile e dell’investimento economico, mi rendo conto che le mie idee cambiano molto più velocemente di quanto faccia il progetto in se. Sono arrivato alla conclusione di dover fare delle scelte per far si che il progetto possa concretizzarsi. Adesso sto immaginando di percorrere un processo che dovrà portarmi alla realizzazione di qualcosa di molto personale, qualcosa che possa essere una visione più intima e interpretativa per chi osserva la mia fotografia. Inutile dire che ci vorrà ancora del tempo.

Una piccola orchidea cresciuta fra antiche lave cordate

Grazie Salvo per questa intervista per Nature First, tutte le foto in questa pagina sono state fornite da Salvo Orlando Photography

Per iscriverti a Nature First e sostenere la causa, iscriviti all’Alleanza per la Fotografia Naturalistica Responsabile.

https://www.naturefirstphotography.org/it/home

Puoi metterti in contatto con Salvo attraverso le sue varie piattaforme:

o contattandolo via e-mail: 

orlandophotography@sicilylandscape.com

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Nature First

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